Una musica che nasce dal dolore: Spiritual, ma non solo.

1532023_10200963128830951_281862580_nGli Spiritual sono canti tradizionali, nati spontaneamente tra i neri catturati sulle coste africane e venduti come schiavi. Fin dal 1619 e per tutto il lungo periodo in cui si svolse questo squallido commercio, gli schiavi venivano trattati come bestie da lavoro; strappati con violenza dalla loro terra e incatenati sulle navi dei mercanti di schiavi, venivano deportati nelle grandi piantagioni in America. Costretti a lavorare per il padrone, in condizioni spesso disumane, privati della propria dignità, umiliati, linciati ed emarginati, dovettero rinunciare soprattutto a un bene di incommensurabile valore: la libertà.

Dolore e rabbia, quindi, a volte rassegnazione, molte volte speranza, o certezza in una vita diversa. In questo coacervo di sensazioni forti, gli schiavi neri d’ America trovarono nella musica, il conforto alle loro fatiche ed alle loro sofferenze, attraverso canti che nascevano spontaneamente nei campi e che lentamente coinvolgevano tutti quanti. A volte erano canti religiosi, veri e propri dialoghi con Dio; “Nobody Knows the Trouble I’ve seen”: “Nessuno sa i dolori che ho sentito, tranne che Gesù”: queste le parole di uno tra gli spiritual più famosi.

46Non erano però tutte preghiere od invocazioni a Dio, i canti che nascevano nei campi di lavoro degli schiavi neri. Si trattava comunque di nuove espressioni musicali che nascevano dai tormenti fisici e morali dei neri in America, resi schiavi per due secoli e mezzo, ed obbligati ad abituarsi ad usi e culture diverse dalle loro, relegati a lavorare in condizioni miserabili; un tipo di musica che segnò l’inizio di una nuova tradizione culturale, definita come afro-americana, frutto dell’incontro tra il mondo musicale africano e quello europeo. Questa nuova cultura musicale sarà particolarmente rappresentata nella musica jazz nelle sue varie forme, e, soprattutto nel blues, nello spiritual e nel gospel.

CALLS E CRIES

All’inizio nacquero forme di comunicazione vocale e musicale chiamata “calls” (richiami) e “cries” (grida); i “calls” costituirono essenzialmente elementari sistemi di comunicazione per trasmettere veri e propri messaggi tra lavoranti mentre i “cries” furono vere e proprie esternazioni sentimentali.

WORK SONGS

1486708_10200963128430941_1940158207_nSuccessivamente presero corpo le “work songs”, canti di lavoro che alleggerivano la fatica, rendendo più liberi i movimenti richiesti dal lavoro e che servivano agli uomini per comunicare tra di loro. Erano essenzialmente “ballad”, strutturalmente simili alle ballate scozzesi, inglesi e irlandesi, ed erano composte da pescatori, contadini, operai e manovali. Le “Work Songs” erano eseguite da un cantante che si rivolgeva a coloro che lo ascoltavano per raccontare la propria triste storia. Erano canti contro lo sfruttamento delle classi più deboli, canti che anelavano alla libertà “ come il treno che sfreccia libero e va lontano” .

IL BLUES

I Blues sono canti non religiosi che però hanno la stessa matrice degli spiritual. Il termine blues, deriva dalla espressione “to have the blue devils” e successivamente da “to have the blues”, frase in uso intorno al XIX secolo. Entrambe le espressioni indicano uno stato emotivo di tristezza e depressione, sentimenti che trasudano con limpidezza nei classici “blues”, evidenziando tutta la malinconia per il ricordo della loro terra lontana ed il rimpianto per la libertà perduta.

GLI SPIRITUAL

Dalla fine del XVIII secolo, comincia l’opera di conversione al cristianesimo degli schiavi, ancora in gran parte legati alla religiosità di origine africana. I padroni bianchi utilizzano la religione come un valido mezzo di controllo sociale affinché gli schiavi, convertiti dai predicatori protestanti ai valori della carità cristiana, si assoggettino con docilità al volere dei padroni. Questa presa di contatto con i valori e la cultura del cristianesimo porta ad una sorta di “confusa mescolanza” tra riti africani (con la loro musicalità), e la religione dei bianchi. Nascono così i “negro-spirituals” .

Gli spirituals vengono proposti con grande fervore mistico e la sua esecuzione, spesso accompagnata dal battito delle mani e dei piedi, è affidata a gruppi corali molto numerosi.

casavecchia 35Con il loro progressivo sviluppo, gli “spiritual” vanno verso direzioni diverse da quelle auspicate dagli schiavisti bianchi e, da inni religiosi quali sono nati, si trasformano in una sorta di celebrazione della liberazione del popolo nero, in coerenza con la rivelazione di Dio. “La schiavitù contraddice Dio e nega la sua volontà; Dio certamente concederà, se non la fuga in altra parte di questo mondo, senz’altro un posto nel suo Regno, come compenso dei dolori subiti.

In generale quindi negli Spirituals più famosi e tradizionali traspare angoscia e sgomento per le condizioni fisiche e morali in cui vivevano i neri ma nello stesso momento è evidente la speranza che le fatiche ed il dolore possano alla fine cessare; non in questo mondo, ma “in un altro mondo”, “al di là del fiume Giordano” che simboleggia negli spiritual il “confine” tra la vita e la morte (Down by the riverside).

Lo Spiritual si snodava essenzialmente attraverso la partecipazione del gruppo che rievocava la tribù e l’assemblea dei credenti, mentre il predicatore che cantava alternandosi col coro, ricordava l’anziano, la guida religiosa.

Gli Spiritual, all’inizio, erano cantati soltanto in coro o, più probabilmente, il coro ripeteva le improvvisazioni del predicatore; in epoca successiva fecero la loro comparsa alcuni strumenti musicali tra i quali le percussioni, la chitarra e poi fiati, che si unirono ai cantanti, accompagnando le loro melodie. La base ritmica rimase quella tipica ispirata alle atmosfere africane, con ritmi sincopati e linee melodiche di indubbia provenienza africana , come si può evincere dalla testimonianza del vescovo Fisher (riportata in uno studio di Leroy Jones) secondo al quale “…in Rhodesia aveva sentito gli indigeni cantare una melodia così simile a Swing Low Sweet Chariot che credette di averne trovato la versione originaria…”. Anche altri studi ed approfondimenti confermano con molta probabilità l’adattamento di canti africani che in origine narravano di gesta di eroi o di operazioni di caccia, a testi religiosi di ispirazione biblica.

IL GOSPEL

1497752_10200963135831126_1048779385_nIl “Gospel” (Canti del Vangelo), è un’evoluzione dello Spiritual, sia dal punto di vista dei contenuti tematici sia da quello della struttura tecnica. Nasce dall’iniziativa di Thomas Dorsey, “blues man” di Chicago, che, intorno al 1920 rivisita in maniera radicale la forma tradizionale dello spiritual, fondendolo con la struttura musicale del Jazz e del Blues, ottenendo un genere musicale veramente particolare, fondato su sonorità decisamente originali e complesse.

Con l’affermarsi del Gospel di Dorsey inizia il vero e proprio decollo dei “canti del Vangelo” in tutto il mondo, e la musica afro-americana esce dalle chiese dei neri d’america, dove era rimasta confinata fino alla metà degli anni ’50, per essere definitivamente proiettata in un tutto il mondo grazie alla sua intensità, profondità e stravolgente religiosità che porta tutti i fedeli neri a divenire i protagonisti delle loro lodi al Signore e grazie soprattutto, alle voci di grandi interpreti quali Mahalia Jackson, Sallie Martin e Roberta Martin.

..E ALL’IMPROVVISO, NEL CAMPO DI COTONE, NASCE IL CANTO E SI PROPAGA, SENZA LIMITI E VINCOLI ……

“C’è un suono ricorrente che riaffiora in ogni angolo della mia mente, in tutti i momenti della mia giornata. E’ il suono della frusta del sorvegliante che ogni mattina prima dell’alba viene a svegliarci agitando minacciosamente la frusta, facendola schioccare in aria.

Tra tutte le atrocità ed i soprusi a cui assisto ogni giorno, quello che non potrò mai sopportare è l’uso della frusta. Verso di noi l’uso della frusta ha un significato particolarmente crudele; si feriscono a sangue le nostre schiene per punirti nel fisico, soprattutto si ferisce a morte il tuo animo, per umiliarti e sopirti; per annientare all’istante ogni volontà: loro sono i padroni e noi gli schiavi, non dimenticarlo mai, Latdior! A volte non è sufficiente dare a loro quanto ti chiedono, sfinirti fisicamente per il loro profitto iniziando la tua giornata all’alba, con un sacco che ti legano al collo e che devi riempire più volte al giorno del raccolto delle piantagioni di cotone. Non basta ridurre a 10 minuti il tempo per mandar giù la tua razione di carne fredda, a mezzogiorno; e protrarre il lavoro fino a che c’è luce e quando la luna è piena, sino a notte fonda.

Veniamo costantemente sorvegliati, domati, puniti.

Ci sono i sorveglianti per questo, uomini a loro modo molto efficienti che sorvegliano affinché tutto vada per il verso giusto, quello stabilito dal padrone.

1480665_10200963129510968_731132897_nA volte qualcuno, dopo l’ultimo sforzo superiore alla sua capacità di resistenza, cade a terra completamente privo di energia. In questi casi, il getto violento dell’acqua fredda sul tuo corpo, costituisce il più grande fra i gesti di solidarietà che puoi aspettarti. Ma poi devi riprendere a lavorare.

Non devi mai smettere di lavorare.

Non devi mai smettere di mostrare il tuo sudore.

Devi piegarti verso il cotone che raccogli.

Devi piegarti alla volontà del più forte.

A capo chino, giorno dopo giorno, in un percorso di dolore senza fine e senza speranza che ha come unica via d’uscita la fine di tutto.

La morte, questa grande incognita temuta e auspicata allo stesso tempo.

Se il nostro destino è questo, se la nostra dignità deve rimanere sepolta sotto il cumulo di rifiuti provocati dalla prevaricazione dell’uomo sull’uomo, allora è meglio morire.

Perché la schiavitù contraddice Dio, è la negazione della sua volontà. Sappiamo bene che la libertà ci è negata su questa terra, ma non cesseremo mai di proclamare il nostro diritto a conseguirla.

Spesso nei campi questo sentimento personale diventa patrimonio di tutti; ed è allora che da un capo all’altro del campo, si alza pian piano il canto della nostra preghiera, dapprima flebile e stanco, ma poi, come pervaso da nuova linfa vitale, sempre più pieno, più forte, più potente di ogni altra musica, di ogni altro rumore, di ogni altra cosa.

Il suono della frusta scompare;

il dolore in quel momento non ci appartiene,

il padrone, i sorveglianti e le loro crudeltà sono miseramente soffocati dalla potenza di quel canto, di quel dialogo con Dio, nostro e soltanto nostro, che nessuno potrà mai toglierci e che ci unisce in un magico momento di gloria che ci eleva finalmente al rango di uomini”.

(da “FREEDOM” : VIETATA LA RIPRODUZIONE).